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Società Italiana Analisti e Consulenti Esistenziali 

ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE DI CATEGORIA

SICAE è una Associazione di categoria professionale senza scopo di lucro ai sensi della legge 4/2013. SICAE opera come “Registro Professionale” delle professioni di Consulente Esistenziale (o Counselor) e Analista Esistenziale al fine di valorizzare le competenze degli associati; stabilisce un codice etico e vigila sulla condotta professionale dei propri iscritti; promuove lo sviluppo e l’integrazione delle competenze dei propri professionisti agevolando la scelta e la tutela agli utenti, nel rispetto delle regole sulla concorrenza.

SICAE opera altresì per supportare le varie realtà professionali e formative operanti nella relazione d'aiuto in ambito non sanitario creando, nel pieno rispetto della libertà d’orientamento culturale, scientifico e metodologico delle singole realtà, un sistema omogeneo a livello nazionale.

SICAE interpreta e applica le disposizioni previste dalla legge 4/2013 sullo sfondo delle politiche europee per il lifelong learning (apprendimento nel ciclo di vita) e dell'educazione degli adulti.Le direttive europee per il lifelong learning differenziano l'istruzione formale dalla formazione vocazionale. L'istruzione formale riguarda l'acquisizione di conoscenze, informazioni e competenze finalizzate all'esercizio di una specifica professione nell'ambito del mercato del lavoro. Continua

L’analista e il consulente esistenziale si occupano del male di vivere che caratterizza la condizione umana come tale e che è sempre stato al centro dell’attenzione e delle cure dei filosofi di ogni tempo.

 

Il consulente interviene su stati di crisi e problematiche definite, mentre l'analista affronta il disagio dell'analizzante senza limiti di tempo e di profondità – cosa che implica l'individuazione e l'elaborazione dei fenomeni di transfert e resistenza che entrano in gioco in qualsiasi relazione d'aiuto ma possono divenire o meno oggetto di analisi. Entrambi indagano le radici e il significato del disagio e aiutano la persona a dare senso a ogni evento della sua vita. Il miglioramento del disagio esistenziale (emotivo o mentale) è solo un effetto secondario di questa indagine e di questa costruzione di senso, non il risultato del trattamento diretto di un disturbo diagnosticato come avviene nella psicoterapia medico-psicologica.

 

Al di là del metodo e della persuasione teorica dell’analista e del consulente è la relazione che cura: è lo spazio dialogico sistematicamente liberato da giudizi e preconcezioni in cui la persona può sentirsi incondizionatamente accolta ma anche confrontata con ciò che preferirebbe evitare; può prendere coscienza degli atteggiamenti e dei pensieri in cui è rimasta imprigionata come delle potenzialità latenti che possono essere sviluppate con pratiche volte ad attivare la creatività e una consapevolezza più profonda di sé; può mobilitare i suoi impulsi di amore e odio per trasformarli e governarli in modo consapevole; può narrare e riscrivere più volte la propria biografia e imparare a cogliere un’opportunità in ogni avversità.

In Occidente il disagio esistenziale è trattato sin dal tempo di Socrate con la cura di sé (epimèleia heautoù), fondata sull’imperativo delfico conosci te stesso. Nel periodo ellenistico la cura di sé era largamente diffusa in diverse scuole filosofiche. Nel nostro tempo questa cura si riallaccia, soprattutto per merito di Michel Foucault e Pierre Hadot, agli esercizi spirituali degli antichi filosofi, ma ha un sostanziale rinnovamento con la psicoanalisi di Freud e le pratiche derivate dal tronco freudiano. Storicamente la dizione analisi esistenziale è stata introdotta da Ludwig Binswanger e sviluppata da Medard Boss e Viktor Frankl. Tuttavia l’aggettivo “esistenziale” è usato oggi perlopiù in assenza di un riferimento specifico a quella tradizione ma essenzialmente in contrapposizione a “sanitario”. In questo senso è inteso da questa associazione per definire ogni forma di analisi e consulenza non sanitaria.